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  • prossimamente – special project 2021

    l'Arte sostiene il Cinema, il Cinema sostiene l'Arte

    Prossimamente è una mostra diffusa che attraversa la Puglia nei luoghi della settima arte. 26 artisti espongono attraverso la formula del manifesto all’interno degli espositori su strada che le sale cinematografiche (chiuse per i decreti a tutela della salute pubblica), mettono a disposizione di ciascun artista. La mostra è un esperimento espositivo che mette in scena le forme resilienti dell’arte in un invito aperto ai passanti a vivere l’arte come esperienza collettiva.
    26 artisti si misurano con la natura del manifesto (140x100 cm), storicamente utilizzato per informare e comunicare messaggi, sogni, desideri. Il cinema, luogo di passaggio, di svago, di spettacolo, sperimenta la volontà di aprire i propri spazi all’arte contemporanea, per continuare a intrattenere il pubblico, per incuriosirlo, ma anche per sugellare un inedito scambio culturale nelle inusuali location fuori dal sistema delle gallerie e dei musei.
    Un progetto ideato e curato da: Pierluca Cetera, Maurizio Di Feo, Jasmine Pignatelli
    prossimamentearte.wixsite.com/kino


    • Andi Kacziba - Non ti Muovere
  • silent childlessness (La cicogna non passa da qui / No storks here) 2019

    IT
    Il trend demografico che sta catturando sempre più l’attenzione del pubblico è l’assenza dei figli nella società contemporanea: quante sono le donne, e perché, che rimangono senza figli nella nostra società?
    Nella lingua Italiana non esiste un termine per indicare le donne senza figli, mentre ad esempio, nella lingua inglese ne esistono due per descriverle ed anche distinguerle tra loro: Childless e Childfree.
    Childless viene usata parlando delle donne che non hanno figli a loro malgrado o, non li hanno ancora avuti, mentre il termine Childfree invece viene utilizzata per le donne che hanno consapevolmente deciso di rinunciare ad avere figli.
    La società di oggi è meno rigida verso la decisione di non avere figli, ma tuttavia la giudica negativamente. Ad oggi tra le donne incluse tra 41-45 anni circa 12% non hanno avuto figli e anche se tra di loro la percentuale delle donne che si auto-dichiarano childfree è piuttosto bassa, stimato attorno a 4% (non possiamo sapere se si tratta veramente un’autentica convinzione o è semplicemente il risultato di vari fattori estremi).
    Sono convinta che oltre ai risultati delle statistiche e delle ricerche demografiche la chiave di lettura del fenomeno si racchiude e giustifica nella parola POI.
    Anch’io faccio parte della coorte della statistica sopraindicata; ho 45 anni e non ho avuto figli.
    Ma ho sempre pensato che Io POI avrò una figlia...
    La nostra vita si è velocizzata radicalmente negli ultimi 20 anni seguendo lo sviluppo della tecnologia della comunicazione, siamo distratti ogni giorno dalla quantità delle informazioni che assorbiamo, senza filtro e di continuo, cosi non ci accorgiamo più neanche delle aggressioni quotidiane, così come per le troppe possibilità di scelta ci ritroviamo indecisi nello scegliere. Non abbiamo più quella consapevolezza del tempo che passa, e non ci rendiamo conto che rinviare la decisione in continuo può portarci fino alla rinuncia.
    Negli scatti della mia serie di polaroid “Silent Childlessness” sono seduta con mezza anguria tra le gambe, la sua forma e la sua polpa mi fanno ricordare il grembo materno. Nella prima fotografia l’anguria è piena con la sua polpa rossa, mentre l’ultima, il nono scatto, è completamente vuota, perché continuo a svotarlo con un grande coltello.
    L’atto è il simbolo delle occasioni perse, dei fallimenti sperimentati nella mia vita e mi porta a ricordare che alla fine le occasioni esauriscono.
    01. Sei sicura che saresti una buona madre? Non tutte le donne sono portate ad esserlo.
    02. Cosa pretendi da mio figlio, se non hai fatto un figlio prima dei trenta, sei tu che non sei normale.
    03. Pensaci bene, mia moglie non aveva ovuli sani, così glieli ha dati la mia ex-fidanzata. Così mia moglie è felice e la bambina è bellissima ma quando io la guardo, vedo le lunghe gambe della mia ex.
    04. Non è facile trovare una moglie che abbia la giusta percentuale: madre e porca.
    05. Anch’io vorrei tanto un bambino, ma dove lo lasciamo quando andiamo in vacanza? Non è egoismo la ma consapevolezza.
    06. Non cercare di ovviare al fatto che sei dell’Est facendo un figlio.
    07. Visto che non hai neanche un fidanzato e sei vecchia anche per partorire, potresti adottare un bambino, cosi finalmente divento nonna.
    08. Fatti mettere incinta da qualcuno, il cognome te lo do io.
    09. Hai una buona genetica, io vorrei essere padre, ma noi gay facciamo fatica ad adottare; pensaci su.

    EN
    A demographic trend garnering increasing attention is the absence of children in contemporary society: how many women remain childless in our society and why?
    In the Italian language, there is no specific word for women without children whereas in English, for example, there are two appropriate terms and they also serve to distinguish between different circumstances: "Childless" and "Childfree".
    We say "Childless" when talking about women who do not have children despite trying or have not had them yet, while the term "Childfree" is used instead for women who have consciously decided to forego having children.
    Today's society is less severe regarding the decision not to have children; nevertheless, it is commonly frowned upon. Currently, about 12% of women aged between 41 and 45 have not had children and even if those who declare themselves childfree are indeed a minority (estimated at approximately 4%), we cannot determine whether such choices arise out of genuine conviction or simply result from diverse extreme factors.
    I am convinced that besides the statistical considerations and demographic research, the key to understanding the phenomenon is captured and justified by the word "SOMEDAY".
    I too belong to the cohort of the above statistics; I am 45 years old and I don't have children.
    But it has always been in my thoughts that SOMEDAY I will have a daughter ...
    Our life has accelerated radically in the last 20 years following the development of communications technology. We are distracted every day by the amount of unfiltered and unceasing information we absorb, so we no longer even notice the daily barrage facing us; with so many options and choices, we hesitate to take firm decisions. We no longer have that awareness of time passing, and we do not realize that continuously postponing that decision amounts to giving up.
    In my series of Polaroid shots entitled "Silent Childlessness", I sit with half a watermelon between my legs, its shape and pulp reminding me of the womb. In the first photograph, the watermelon is full of red pulp, while in the ninth and last image it is completely empty because I continue to gouge it with a large knife.
    The act is a symbol of missed opportunities, the failures I have experienced in life and poses the reminder that at the end of the day, opportunities fade away.
    01. Are you sure you would be a good mother? Not all women are inclined to be.
    02. What would you want from my child? If you haven't had a baby by the time you're thirty, you're the one who's not normal.
    03. Think about it, my wife didn't have healthy eggs, so my ex-girlfriend gave them to her. So my wife is happy and the little girl is beautiful but when I look at her, I see my ex-girlfriend's long legs.
    04. It's not easy to find a wife with the right combination: mother and slut.
    05. I too would love a child, but where would we leave it when we go on holiday? That's not selfishness – it's my sense of awareness.
    06. Don't try to avoid the issue that you're conforming to the stereotype of those from the East by having a child.
    07. Since you don't even have a boyfriend and you're rather old to give birth, you could adopt a baby, so I'll finally become a grandmother.
    08. Get pregnant by someone out there, I'll provide the surname.
    09. You have good genes, I'd like to be a father, but adopting doesn't come easy for us gays; think it over.


    • silent childlessness #01 2019, Polaroid
  • turning (g)old 2018

    IT
    Tutto ciò che crediamo di avere soffocato risale alla superficie, dopo un certo tempo: difetti, vizi, ossessioni. Le imperfezioni più evidenti di cui ci eravamo 'corretti' ritornano camuffate, ma fastidiose come prima. Emil Cioran, Il funesto demiurgo, 1969
    Il 3 luglio inaugura alla Raffaella De Chirico Arte Contemporanea Turning (G)old, una personale di Andi Kacziba, artista nata nel 1974 in Ungheria, giunta in Italia nel 1997 per lavorare inizialmente come modella, e dedicatasi successivamente alla fotografia.
    Naturale dunque che la sua ricerca artistica verta su tematiche inerenti l'immagine, la bellezza e l'ossessione della perdita di quest'ultima. Ma solo apparentemente.
    La curatrice Angela Madesani, nel testo che accompagna la mostra, sottolinea come le sue suggeriscano un mondo fiabesco, dove trovano spazio tessiture e arcolai, regine cattive che non accettano di invecchiare, specchi magici che rubano l’immagine e lunghe funi che aiutano a ritrovare la retta via.
    Non a caso uno dei più recenti lavori di Kacziba, qui per la prima volta in mostra, sono una serie di Polaroid che: "Propongono il suo volto sempre nella stessa posizione frontale: ripetizione e differenza". Impossibile non pensare a Roman Opalka, artista franco-polacco, ai suoi Self Portrait e all'ossessione di documentare il tempo che passa su se stessi. L’artista ha, però, inserito nelle sue rughe una mistura di colla vinavil e oro, affinché i segni del passaggio del tempo siano ancora più evidenti: è una donna, è un'artista ed è spietata. Kacziba conosce bene il mondo legato all'immagine e sa perfettamente come usare il suo bel volto.
    Quell’oro colloso per talune opere viene strappato delicatamente dal suo volto, attraverso una maschera, come un affresco, per essere posto su un vetro. È la traccia del tempo, orma, impronta priva di immagine.
    A Torino sono, inoltre, in mostra una serie di specchi ovali, rotondi, a tre scomparti. Chi si specchia alla giusta misura vivrà l’esperienza di specchiarsi nel volto, nelle rughe di Kacziba, che è riuscita con un gioco di rimozioni e sostituzioni, a fare apparire le pieghe d’oro nell’oggetto simbolo di vanità per eccellenza, ma anche di timore.
    Per realizzare gli specchi ha utilizzato degli antichi vetri, un po’ imbarcati, talvolta graffiati. Un parallelismo tra l’oggetto e il suo contenuto. «Lo specchio richiama anche l’onnipresente selfie, croce e delizia del nostro tempo: mi fotografo e dunque sono», così Madesani.
    Un mezzo per affermare se stessi, il proprio essere nei luoghi e nelle situazioni.
    In mostra anche alcuni arazzi, realizzati con materiali già utilizzati nella sua ricerca, come la juta e la corda, montati su telai di legno. L’esito sono pelli raggrinzite, indurite dal tempo, forse segnate dal sole; ad affascinarla sono la forma, la materia molto più del colore.
    In ognuno dei suoi lavori, che siano i ritratti fotografici, le rughe sul vetro e nello specchio, o le corde tessute, c’è l’artista stessa, con le sue esperienze, il suo vissuto, che giorno dopo giorno si afferma attraverso i preziosi, anche se fastidiosi, segni del tempo.

    EN
    Everything we think have buried inside us comes back to the surface after a certain time: defects, vices, obsessions. The most obvious imperfections we think we've 'corrected' return, somewhat disguised but just as annoying as they were before. Emil Cioran, "Il Funesto Demiurge, 1969"
    On 3 July, the Raffaella De Chirico Arte Contemporanea opens Turning (G)old, a personal exhibition by Andi Kacziba, an artist born in Hungary in 1974, who initially came to Italy in 1997 to work as a model, and later dedicated herself to photography.
    It is therefore natural that her artistic research revolves around issues related to the image, to beauty and our obsession with losing the latter. But only apparently.
    The exhibition's curator, Angela Madesani, in the text accompanying the show, underlines how her works (which is also on show at the PwC in Milan from July 12th to September 15th) are suggestive of a fairy tale world, in which we can find weaving and archery, evil queens who cannot accept they are growing old, magical mirrors that steal our image, and long ropes that help us find the right path.
    Not surprisingly, one of the most recent works by Kacziba, shown here for the first time at the exhibition, are a series of Polaroids that: "always show her face in the same frontal position: repetitions and differences". It's impossible not to be reminded of Roman Opalka, the Franco-Polish artist, and his Self Portraits and obsession for documenting the passage of time on himself This artist however, has inserted into her wrinkles a mixture of PVA glue and gold, so that the signs of time passing are even more evident: she is a woman, she is an artist and she is spirited. Kacziba knows the world that's connected to image well, and understands exactly how to use her own beautiful face.
    The gluey gold effect that's used in some of her works, is gently torn from her face using a mask, like a fresco, and then placed onto a glass mirror. It's a trace of time, a footprint, a footprint that's been set free from its image. I
    n Turin, a series of oval, round and three-compartment mirrors were on display. People who position themselves in the right way in front of the mirrors will see Kacziba's wrinkles reflected in their own faces, as the mirrors perform a game of removals and substitutions, and make the golden wrinkles appear in an object (a mirror) that serves not only as a symbol of vanity par excellence, but also as a symbol of fear.
    To make the mirrors, she has used antique glass, which has been damaged and scratched here and there. Drawing a parallel between the object and its content. The mirror also reminds us of the omnipresent 'Selfies', a
    phenomenon that's turned into the burden and delight of our times: “I photograph myself - therefore I am”.
    A means by which to affirm ourselves, and confirm we have been present in certain places and situations.
    Also on show are some tapestries, made with materials already used in her research, including jute and rope, mounted onto wooden frames. The result is wrinkled skin, hardened by time, and perhaps tanned by the sun, that fascinates her due to its shape and as a material, far more than through its colour.
    In each of her works, whether photographic portraits, wrinkles on a glass or in a mirror, she weaves the threads of her experiences and life, which day after day are affirmed by the precious, even if rather annoying, signs of time passing.


    • turning (g)old #02 2018, polaroid

    • installation view, Raffaela De Chirico Arte Contemporanea, Torino

    • installation view, Raffaela De Chirico Arte Contemporanea, Torino

    • Vultus I., 2018

    • Signum I., 2018

    • installation view, Raffaela De Chirico Arte Contemporanea, Torino

    • Speculum, I., 2018

    • installation view, Raffaela De Chirico Arte Contemporanea, Torino

    • Bivium II., III., IV., 2018

    • Bivium IV., details

    • Pellis, I. 2018
  • gemmae 2015 - 17

    Kacziba: "L'artista ha il privilegio di contribuire a creare un proprio canone"
    IVREA. Corda, cemento, ceramica e ferro. Tatto, olfatto, materia che nel fuoco cambia e si modifica alla ricerca di un proprio equilibrio che può sfuggire allo stesso artista. Sono i materiali usati da Andi Kacziba. Sono in Santa Veronica e poi in Santa Chiara, l’opera dedicata all’artista ungherese al museo Garda e alla Città di Ivrea.
    L’opera di Kacziba è una delle 56 che compongono la mostra Oltre, in corso al museo Garda, mostra che martedì 8 marzo sarà a ingresso gratuito per tutte le donne. Kacziba è nata in Ungheria nel 1974 è stata una modella di fama. Vive e lavora a Milano e pur rifiutando l’etichetta di femminista ha alle spalle una ricerca artistica concentrata sul mondo e sul ruolo della donna nella società contemporanea. Dice: «Ottocento anni fa Santa Chiara ha avuto il coraggio di essere semplicemente se stessa: ha rinunciato alla propria ricchezza, bellezza, ha fatto scelto coraggiose ed è andata controcorrente. Molti non l’hanno capita, anzi, l’hanno emarginata, ma alla fine anche Papa Gregorio IX ha riconosciuto il valore delle sue idee e ha accettato il nuovo ordine da lei fondato (le clarisse)». E aggiunge: «Io come (santa) Chiara Scifi ho deciso di provare a essere semplicemente me stessa, cercando di piacere in primo luogo a me. Non è stato facile decidere di rinunciare ai riflettori della moda per essere una scultrice, ma alla fine ho compreso che non si trattava di una rinuncia, ma gli ho dato le spalle e ciò che conta è altro. Una modella soddisfa un canone estetico imposto da altri, una persona di cultura, l’artista ha il privilegio unico di contribuire a creare un proprio canone, non solo estetico».
    (un estratto dell’articolo di Rita Cola: Oltre, il coraggio delle artiste che indagano il presente, 2016)


    • S. Chiara, 2016, in front of the fresco S. Chiara, Museo Garda, Ivrea

    • S. Chiara, 2016 (back)

    • Hypatia, 2016

    • Hypatia, 2016 (back)

    • Gemmae (green), 2015

    • Gemmae IX., 2015

    • Inanes, 2017

    • Talee grande, 2015, Studio Museo Francesco Messina, Milano

    • S.Veronica, 2015, Talee I-IV., 2015, Studio Museo Francesco Messina, Milano

    • Talee IV., 2014
  • Vìola 2014

    Milan Municipality along with the Giorgio Pardi Foundation and the association CRAMUM, sponsored by the Hungarian Balassi Academy, Rome, present VÌOLA by Andi Kacziba, curated by Sabino Maria Frassà.
    "A strong and emotional exhibition by Hungarian artist Andi Kacziba on the reaction and survival of women who experienced any type of psychophysical violences. A creative secret courtyard inside the San Sisto Church adorned with ropes, pottery and works by the artist analyses the effects of the distorted image of women in society, mainly connected to the theme of missed maternity some women experience. All objects and works part of the exhibition are targeted at stimulating a reaction in women, who can rediscover themselves for what they really are and forget about the expectations society has on women. Core symbols of women’s rebirth are the characters of Saint Veronica and the ant-hills, evocative of the power of self-made salvation achieved only throughout one’s forces."

  • misurazioni quotidiane / daily measurements 2014-2015

    Tra i primi cicli di lavori tessili troviamo Misurazioni quotidiane, dove si esprime, anche attraverso la fatica ed il sacrificio a cui viene costretta l’Artista dall’uso della tecnica della tessitura a mano della corda, la forza, la tenacia e la capacità di sopportazione della donna. Figura che nel tempo si era illusa attraverso i movimenti femministi degli ‘60 e ‘70 di aver finalmente ottenuto quella parità di diritti e quella dignità che le spetta e per cui aveva ardentemente combattuto, si ritrova oggi, nella società contemporanea occidentale, trasformata in un semplice status simbol, accessorio ed attributo della vanità maschile. Il fare artistico diviene così metafora della lotta quotidiana che ogni donna deve ancora oggi, nel XXI secolo, affrontare.

    L’iconografia dei lavori del 2014 si sviluppa attraverso un motivo fallico elaborato attraverso tra le più vecchie tecniche di lavoro femminile cioè il ricamo.
    In origine, nelle religioni pagane, il fallo era simbolo cosmologico di potere, tabù, desiderio mentre nel lavoro dell’artista diventa un mezzo di esorcizzazione dell’ipocrisia ancora radicato nella società contemporanea.


    • Misurazioni Quotidiane XII., 2014

    • Misurazioni quotidiane XIII., 2015

    • Misurazioni Quotidiane, IX., 2014

    • Misurazioni quotidiane, II., 2014

    • Misurazioni quotidiane V., 2015

    • Misurazioni Quotidiane, VII., 2014
  • exsuccus 2013-14

    Il lavoro dell’artista Andi Kacziba Altare della sterilità è un’opera manifesto dell’arte contemporanea al femminile.
    “Essere donna per me significa accettare di vivere il Mio tempo. Spesso mi domando come sono arrivata qui. Arrivai a Milano quando avevo vent’anni per fare la modella e ora cosa sono oggi? Una ex modella ungherese? Un’artista italiana? Forse sono un po’ tutto: penso in italiano e conto in ungherese”.

    La tecnica dell’arazzo prevede gesti continui, ripetitivi, attenti, quasi matematici. L’artista qui ha scelto di usare il mezzo della corda al naturale – materiale duro e difficile da lavorare. Perciò per lavorare ai suoi arazzi serve spazio e tempo. La Kacziba, fotografa di formazione, ha riscoperto il piacere del tempo della creazione e della realizzazione, quelle lunghe ore notturne in cui si estrania e lavora in pace.
    “Ho rinunciato all’ansia fotografica di cogliere il momento, ho accettato i miei tempi e capito forse che erano diversi da quelli imposti dalla società e dagli altri.”
    I suoi arazzi non sono mai piatti drappelli da parete, ma metamorfosi tridimensionali divenute sculture: sono organi rossi come il sangue, secchi, immutabili, senza più linfa.
    La struttura cilindrica di partenza dell’opera si chiama, non a caso, ex-succus, dal latino “disseccato, privo di linfa”.  Proprio l’assenza di linfa vitale, di prospettiva è alla base di Altare della sterilità: le donne di oggi sono stritolate, prosciugate da legittime aspirazioni, convenzioni sociali e l’impossibilità di dilatare i tempi biologici. Tanto dolore non trasforma però le opere di questa artista in una condanna ma in un urlo disperato di una femminilità e maternità mancata o incompiuta. Avere un figlio non è un diritto a tutti i costi, ma una legittima aspirazione di ogni donna.
    “La società non ti prepara realmente all’essere e diventare madre. Non funziona che un giorno ti alzi e decidi che sarai mamma: è un processo di consapevolezza e amore, innanzitutto verso sé stessi.”
    La vera ribellione dell’essere donna è riflettere, accettare sé ed il mondo che ci si è costruiti intorno.
    All’altare della sterilità ci si reca quindi non per avere un figlio, ma per pensare, per ritrovare il significato di cosa voglia dire essere donna oggi.


    • Altare della sterilità, 2014

    • Exsuccus, 2014, Palazzo Isimbardi, Milano

    • Uterus, 2014
  • parthenogenesis 2013-14

    Il termine partenogenesi ha spesso il significato figurato di origine, nascita autonoma, sviluppo spontaneo. Partenogenesi è un mio ritorno all’ordine, è un lavoro di sintesi, che scaturisce dalla rilettura del mio vissuto, fatto delle mie origini e tradizioni.


    • Parthenogenesis II., 2014

    • Parthenogenesis III., 2014

    • Parthenogenesis II., details, 2013

    • Frutti di tutti i giorni, 2014
  • - marble and rope / marmo e corda 2016 -

    Dal 2016 realizza strutture scultoree unendo due materiali diversi:
    il marmo di natura fredda, solido, nobile con della corda di struttura organica, morbida e povera.


    • Hypatia, 2016

    • Hypatia, 2016 (back)

    • Pellis III., 2019

    • Pellis, I., 2018

    • Pellis, II., 2018

    • Pellis, IV., 2020

    • Pellis, V., 2020
  • - ceramic / ceramica 2020 -

    Nel 2020 a causa delle restrizioni date dal periodo storico della pandemia COVID-19 inizia a realizzare un nuovo ciclo di lavori Shapes.
    Shapes sono sculture di piccolo formato che richiamano organismi naturali dai colori accesi, secondariamente impreziosite con minuzia di raffinati decori.


    • Shape I., 2020